sabato 7 maggio 2011
MOVIMENTO 5 STELLE E MIGRANTI
Chiedo quindi qui ufficialmente al movimento 5 stelle di Rimini di spiegarci chiaramente le loro posizioni su questa questione, cruciale per le nostre città e per il nostro futuro prossimo. Un loro silenzio sarebbe molto eloquente.
Di seguito uno stralcio di una delle tante discussioni interne al movimento stellato sull'argomento:
http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/messages/boards/thread/10650151/
"Un amico mi scrive e condivido molto del suo intervento
"Grillo sta facendo troppi proseliti fascisti e inquietanti"
Come ad esempio a Reggio Emilia
(ad es. http://www.reggio5ste/...)
Il mio amico continua
"Bisogna far si che dai meetup o movimenti 5 stelle parti una contrarrietà forte a Grillo su questo tema: è fondamentale. perchè denota l'idea di una società in cui puoi avere anche l'aria pulita e l'acqua pubblica, ma una prosettiva diversa da quella che pensiamo noi: fatta di nazionalismo, razzismo, eserciti e autoritarismo (per la serie: in fondo anche mussolini faceva arrivare i treni in orario)"
Ecco l'idea di grillo sull'immigrazione: parla di Stato, invasione, "dove li mettiamo?", accostandosi a tutta la demogagia fascista che vuole far credere che una persona non abbia diritto di andare dove vuole. A me sta cosa mi inquieta tantissimo. Addirittura chiude con il concetto di eserciti"
da sito beppegrillo.it:
Gli Stati Uniti, terra di immigrazione degli italiani soprattutto dopo l'annessione del Sud e del Veneto da parte dei Savoia, erano un'immenso spazio spopolato, con ricchezze naturali incredibili e per entrarvi dovevi prima chiedere il permesso.
Se sbarcavi senza autorizzazione a Boston o a Miami ti sparavano addosso. Il mondo è cambiato, fare paragoni con il passato serve solo a mantenere in vita un tabù.
L'Italia di oggi è sovrappopolata, uno degli Stati a maggior densità abitativa del mondo. La Francia ha il doppio del nostro territorio, con pochi rilievi montuosi, e circa lo stesso numero di abitanti. Il Maine, uno dei più piccoli Stati americani, ha le dimensioni del Nord Itala con solo 1.230.000 abitanti.
L'Italia dell'imbonitore Berlusconi, che promise casa e lavoro per gli immigrati alla televisione tunisina, ha il 20% di disoccupazione e almeno 100.000 extracomunitari disoccupati che diventeranno il doppio dopo il crollo ampiamente previsto del mercato immobiliare. Dove li mettiamo? Con che risorse li gestiamo? Gli daremo una casa, un lavoro? Li ospiterà D'Alema sul suo Ikarus o faranno compagnia ai nostri "ultimi", pensionati e disoccupati delle periferie? Non riusciamo a fare un cazzo per gli aquilani e ci illudiamo di nutrire il pianeta?
Il tabù immigrazione ha effetti indesiderati, ma anche desiderati. Quelli indesiderati sono sotto gli occhi di tutti, con migliaia di miserabili lasciati a sé stessi e alle mafie. Quelli desiderati sono una manodopera a basso costo, spesso in nero, destinata di frequente alla morte sul lavoro per il profitto dei padroncini e della Confindustria. Il trionfo della globalizzazione degli schiavi. I rifugiati politici devono trovare sempre accoglienza, chi viene dalle zone di guerra deve trovare sempre accoglienza, gli altri sono benvenuti solo se ci sono le condizioni per ospitarli, casa e lavoro, altrimenti si fa demagogia elettorale a vantaggio non delle sinistre buoniste e cialtrone, ma della Lega. Un'invasione, perché di questo si tratta, darà alla Lega il controllo assoluto del Nord Italia. La Lega, in questi anni, si è nutrita di immigrazione. Ogni immigrato irregolare, un voto in più. La destabilizzazione degli Stati è avvenuta da sempre anche grazie al fattore immigrazione. La Lega è la più interessata a mantenere in vita il tabù dell'accoglienza senza risorse giustificata dal mito dell'italiano con la valigia di cartone. Il problema della Lega, e dell'immigrazione che la alimenta, non è solo italiano, ma europeo. Il fascismo non fu un problema solo italiano, non lo sarà la Lega. Ma l'Europa dorme sonni beati e, come si è visto in Libia, in realtà non esiste. Quale unione di Stati può continuare a esistere senza una politica estera e un esercito comuni? E quale Stato può permettersi il tabù dell'immigrazione senza disintegrarsi?"
PROSSIMO INCONTRO COLLETTIVO
giovedì 5 maggio 2011
Fare Festa in Piazza

Dalle 21,00 suoneranno i Kaimani Distratti seguiti dal Duo Bucolico, per finire con un jam session orgastica. Al termine interverrà Fabio Pazzaglia.
Materiali informativi sulla campagna, birra, vino e ciambella a volontà.
martedì 3 maggio 2011
Spazi sociali e produzione del comune
Lab. Paz Project promuove:
Assemblea pubblica: Spazi sociali e produzione del comune
Per un nuovo progetto di welfare e socialità dal basso, un'alternativa sociale e politica alla crisi e ai suoi effetti
Gli spazi sociali rappresentano sempre più network territoriali attraversati da molteplici soggettività, luoghi in cui si progetta la cooperazione dal basso e l'impresa sociale, ecologica, culturale, pensando ad un welfare all'altezza del presente. E' possibile valorizzare, riconoscere e salvaguardare queste esperienze? Come fare a leggere e vivere i percorsi degli spazi sociali fuori dalla logica delle governance sicuritaria e legalitaria?
Mercoledì 4 Maggio 2011 - Sala degli Archi (P.zza Cavour) - Rimini
ore 19.00 aperitivo e dj set
aperitivo vegan curato dal Collettivo Tabula rasa*
dj set Fairy Circles**
Dalle ore 20.30 Assemblea pubblica
Intervengono:
Simon Armini – Progetto Casa Bettola Reggio Emilia
Luigi Iasci - Progetto Casa Cantoniera Parma
Nicola Limonta – Tpo Bologna
Sergio Valentini – Ass. Rifiuti zero - Fare comune (RN)
Modera:
Manila Ricci - Lab Paz Project
Sono stati invitati:
Gianni Ceccarelli (Casa della Pace), Dott. Leonardo Montecchi (direttore scuola di prevenzione Bleger), Fabio Fiori (insegnante e scrittore), La fabbrica di Nichi, Motus, Roberto Paci Dalò, Grotta rossa spa, Cgil Rimini, Coop. Sociale Centofiori, Fabio Pazzaglia - candidato sindaco Sinistra Ecologia Libertà e Fare Comune, Sel Rimini, Partito democratico e il candidato sindaco Andrea Gnassi, Federazione della sinistra Rimini, Mauro Bulgarelli
Supporta l'autonomia, sostieni l'indipendenza!
Durante la serata sarà allestito un banchetto con il Merchandising @Paz Project
L'esperienza di uno spazio sociale, la sua liberazione, la sua conquista, la sua ristrutturazione insieme a quell'intreccio di saperi che mescola filosofia pratica e carpenteria da campo, architettura post moderna, nonché pratiche di affettività e relazioni comunitarie, è qualcosa di incommensurabile con qualsiasi altra esperienza di vita. La libertà in senso assoluto, di decidere per se e per la propria comunità. Di camminare sempre domandando, di cercare punti di fuga dal comando, dall'omologazione, dalle dipendenze, dalla socialità e dalla cultura forzate dentro questa società fatta a misura e somiglianza della televisione, della pubblicità, del consumo usa e getta degli ipermercati.
È nella ricerca di uno spazio, di un tempo e di una dimensione-comune che ogni processo di organizzazione e conquista di uno spazio sociale cominciano, perché è lì, tramite gli incontri, le azioni, i progetti, che hanno al centro il bios, la vita, che si sviluppa la fiducia, qualcosa che permette alle soggettività che cooperano insieme di esprimere i propri affetti, di valorizzare ciascuno per i propri mezzi e le proprie capacità, questo progetto comune. Questo progetto comune per noi è stato ed è il Laboratorio Sociale Paz. “Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare”. L'assemblea è dedicata a un vincitore, Vittorio Arrigoni.
*Tabula Rasa: è un collettivo attivo nel territorio contro ogni forma di discriminazione di razza, sesso e specie
**Fairy Circles: è un progetto artistico/musicale che promuove artisti underground e divulga generi musicali “borderline” attraverso esperienze audiovisive caratterizzate da forti tematiche sociopolitiche
domenica 1 maggio 2011
BESTIARIO N.5
Stupisce leggere sulle colonne della stampa locale che Andrea Gnassi, durante una tappa della sua sontuosa campagna elettorale, che, per inciso, alcuni stimano arrivare a 300'000 Euro (Il Resto del Carlino Rimini, 28 aprile, p. 2), si sia spinto addirittura a «ballare l’hip hop» in occasione dell’incontro di lancio a una manifestazione dedicata a questa subcultura tenutasi il 30 aprile al Csa Grotta Rossa. Lo stupore sorge anzitutto dalla scena grottesca evocata dal titolo del Corriere di Rimini che fa immaginare un uomo politico disposto persino a improvvisare strane coreografie nella ricerca disperata di recuperare qualche voto nelle praterie dell’astensionismo giovanile.
Il nodo politico, tuttavia, è ben più rilevante e riguarda gli spazi sociali. Una questione cruciale per Rimini e, tuttavia, abbandonata, dimenticata e lasciata cadere dalla maggior parte delle forze politiche schierate in queste elezioni amministrative comunali. Non a caso l’ufficio stampa di Gnassi – a differenza di Fabio Pazzaglia, anch’egli presente all’iniziativa – non ha mancato di dare risalto all’evento privilegiando toni spiccatamente giovanilistici. Limitando la sua presenza a un incontro di carattere pubblico ma decisamente secondario, il candidato sindaco del PD & co. non ha fatto altro che liquidare in modo simbolico lo sforzo che tante realtà di Rimini, tra cui la lista Fare Comune, stanno portando avanti per aprire un dibattito pubblico sugli spazi sociali. Siamo consapevoli di stare parlando di una iniziativa secondaria, ma è proprio il suo carattere marginale a essere sintomo della deriva autoreferenziale imboccata dalla Grotta Rossa in questi ultimi anni. Ancora una volta, il centro si è rivelato incapace di esprimere idee e culture alternative rispetto alla questione degli spazi sociali, preferendo rinsaldare legami di facciata con probabili referenti istituzionali.
Tutto questo avviene in un momento difficile che vede un attacco a trecentosessanta gradi agli spazi sociali. La Casa della Pace, un baluardo della presenza associativa nel cuore della città, è da diverso tempo sotto la minaccia di essere smembrata in una serie di piccoli spazi sparpagliati nel tessuto urbano per lasciare spazio – incredibile ma vero – a un ristorante. Mentre gli ultimi edifici comunali nel cuore della città vengono destinati ad attività private di cui Rimini non ha alcun bisogno, si è cercato di svendere ai privati a più riprese attraverso diverse aste pubbliche l’ultimo spazio di proprietà comunale, l’edificio sito in via Brighenti 24, un palazzo comunale che trasuda di storia della città. L’erosione di spazi pubblici ha innescato una reazione a catena che sembra inarrestabile, fino ad arrivare a travolgere le aree di spiaggia libera, sempre più ridimensionate, molti parchi urbani, travolti dalle concessioni edilizie previste dalle numerose varianti al Piano strutturale, e luoghi di cultura istituzionalizzati come il teatro Novelli, che, come nota Fabio Pazzaglia, è l’unico spazio dedicato alla cultura della costa riminese in senso stretto (Marina di Rimini).
Noi come lista civica reclamiamo con forza la presenza di spazi di socialità per tutte quelle attività che sono espunte dal tessuto economico della città, ma che sono luoghi di produzione di socialità e cultura indispensabili. Crediamo non solo che il mondo del volontariato, le iniziative di solidarietà, le cosiddette “sottoculture” giovanili e non solo debbano trovare casa. Crediamo inoltre che liberare spazi comunali sia una condizione necessaria per una riappropriazione collettiva della città. Spazi di difesa e di produzione di quel bene comune che riguarda tutte e tutti direttamente, in prima persona. Istituzioni che siano in grado di sperimentare pratiche sociali di affermazione dei propri interessi aldilà della sfera del privato e del pubblico. Per questo guardiamo con attenzione e partecipiamo all’iniziativa proposta dal Lab Paz il 4 maggio alla Sala degli Archi su “Spazi sociali e produzione del comune”. E per questo abbiamo posto il problema degli spazi come un punto fondamentale del programma politico che rivolgiamo ai riminesi.
Vittorio Buldrini e Mauro Turrini
Candidati della Lista Fare Comune
sabato 30 aprile 2011
BESTIARIO ELETTORALE N.4
Bestiario elettorale n.4
Care lettrici e cari lettori affezionati del bestiario spero davvero non crederete che chi scrive abbia il chiodo fisso. In questo contributo infatti non posso trattenermi dal proporvi una rapida analisi decostruttiva dell’ultimo documento partorito dall’entourage del nostro candidato sindaco Andrea Gnassi. Questo documento per chi non l’avesse visto (beato lui) ha l’insipido titolo “Cultura a Rimini: il cambiamento semplice”.
Perché me la prendo ancora una volta con Gnassi? Per due motivi. Il primo: almeno quest’ultimo, bisogna ben riconoscerglielo, prova a ragionare su alcune importanti questioni che riguardano la città. Gli altri candidati appaiono (almeno per ora) dal primo all’ultimo totalmente ingessati nei loro vuoti slogan elettorali (perché allora perdere tempo e sonno con loro?). Il secondo motivo: questo documento mi preoccupa molto per i suoi contenuti, contenuti che ancora una volta se letti tra le “colte” pieghe del testo, assumono una veste tanto patinata (di banalità) quanto per nulla rassicurante. Cerchiamo dunque di spiegare brevemente e il più chiaramente possibile questa nostra impressione.
In primo luogo in questo documento manca del tutto un’analisi seria dei rapporti tra territorio e cultura. Questo rapporto è strutturalmente (e non solo per Rimini) un rapporto complicato e molto articolato, nel senso che coinvolge necessariamente tutta una serie di dinamiche interne allo sviluppo di ogni specifica realtà locale. Nel documento, in altre parole, si richiama e si denuncia un’interruzione di dialogo tra Amministrazione e arcipelago artistico e creativo (sacrosanta verità) ma non si colgono, a mio parere i veri motivi di questa disconnessione (e come si potrebbe, d’altronde!). Da cosa è dipesa questa interruzione? A mio avviso da una politica di sviluppo economico-culturale della città (nella contemporaneità il nesso tra queste due sfere è praticamente inscindibile) che ha sempre guardato con un occhio di riguardo troppo grande alla rendita privata e alla speculazione mirata a favorire le classi sociali più forti e, diciamo, “tradizionali”. Il territorio e le sue attività di promozione culturale si sono in particolare sempre rivolte alla definizione di eventi (alcuni anche meritori, ci si intenda) che rinunciando a stimolare e nutrire il tessuto creativo della professionalità e del lavoro locale hanno finito per inaridire la sua straordinaria capacità “generativa”. Per essere più chiari? Si sono spesi milioni di Euro per promuovere manifestazioni come il capodanno Rai che non lasciano alla città alcunché sul piano culturale e che da un punto di vista economico (oltre a portare via risorse importanti al sistema di welfare locale, come ci ricorda sempre il nostro candidato sindaco Fabio Pazzaglia) si limitano a distribuire attraverso un meccanismo (tipo mega spot televisivo) sterilizzante una discreta quota di ricchezza alle categorie sociali più avvantaggiate. È davvero accettabile che il paradigma culturale di questa città sia quasi interamente interpretato dall’evento televisivo del capodanno (economicamente ha una rilevanza schiacciante!)? Ma avete visto i personaggi che si agitano a San Silvestro dietro la scritta luminosa e lampeggiante di Rimini? Allucinante! Avete notato la loro pochezza, la loro insignificanza, la loro insopportabilità? Con una cifra molto più piccola sarebbe invece possibile promuovere un evento di ben altro spessore culturale. Capace al contempo di rendere giustizia alla capacità culturale e generativa della città e di produrre anche una vetrina più solida e redistributiva. La nostra proposta è semplice: pensiamo ad un grande festival della cultura mediterranea (sul modello organizzativo del festival della letteratura di Mantova che ha, almeno in origine, prodotto in quella città una straordinaria effervescenza socio-economico-culturale, coinvolgendo ogni anno centinaia di volontari e appassionati), capace al contempo di riportare la barra del timone di Rimini verso una cultura dell’incontro, dell’ospitalità e dell’ascolto dell’altro. Le cose che oggi dopo la speculazione selvaggia del territorio e della cultura degli ultimi dieci anni ci mancano di più. Ma torniamo al documento di Andrea Gnassi. Quali sono i punti più preoccupanti?
Oltre a non discutere mai dell’opportunità di continuare o meno a finanziare i dispendiosi eventi interni al paradigma “capodanno”, assenza a mio avviso significativa anche politicamente, vi è nel documento un evidente eccesso di dirigismo (seppur almeno non pretenda di essere un dirigismo morale! Ci mancherebbe!) e di mercificazione della cultura. Il tutto ben impastato all’interno della pizza della meritocrazia. Ricetta valida per ogni pasto e sbandierata ogni qual volta si tratti di difendere delle posizioni di rendita acquisita. Io che lavoro all’Università la conosco bene la retorica del merito! Il problema è sempre lo stesso (e mai affrontato, quasi sempre evaso): chi e come si stabiliscono e quali sono i criteri del merito? Se non si affronta tale questione, almeno embrionalmente, il merito è davvero un significante vuoto e ideologico. Qui il pezzo di Gnassi è chiarificatore, cito: “Un'amministrazione pubblica dovrebbe prendere per mano i più meritevoli - mettere tutti nelle stesse condizioni di esserlo - e condurli verso i confini dell'eccellenza”. Cosa significa: mettendo tutti nella condizione di essere meritevoli? Da un lato si vuole premiare e quindi differenziare e distinguere (appunto chi è meritevole e chi no...) e poi ci si corregge subito dopo affermando che in ogni caso tutti saranno fatti potenzialmente meritevoli... ! E poi condurli all’eccellenza, condurli? Forse si voleva dire sostenerli fino a... Purtroppo ancora una volta sono le pieghe di un testo a parlare. Condurre è un verbo inappropriato, lasciatemelo dire, che tradisce il forte dirigismo culturale da capodanno che trasuda da questa piattaforma. La cultura non si conduce da nessuna parte (neanche in senso lato), la cultura si auto-genera nel tessuto associativo e sociale quando vengono create e mantenute istituzionalmente le condizioni per la sua libera espressione soggettiva. Altro che meri compiti di coordinamento, informazione e incoraggiamento (altri termini poco convincenti, tra l’altro) di cui si legge subito dopo.
La parte che mi preoccupa di più è quella che riguarda la Casa della Pace. Non viene mai citata direte voi. Appunto. In realtà poi chi conosce la storia più recente di questo straordinario centro di produzione (via solidarietà, condivisione e cultura) del comune, sa quando implicitamente ci si riferisce ad essa. Nel seguente passaggio si intravede la sorte che secondo i nostri amministratori attuali (e in continuità pare anche di Gnassi, ma ogni smentita sarà salutata con giubilo) spetta alla Casa della Pace: “l’estensione degli orari di apertura di Museo, Domus del Chirurgo e Biblioteca in sinergia con la struttura universitaria; la definizione di un innovativo programma di utilizzo commerciale dei brand e degli spazi museali (book shop, coffee shop, nuovi materiali)”. Questo programma di mercificazione (brandizzazione) della cultura locale (che certamente qui non vogliamo demonizzare ma solo ridimensionare) coinvolge anche la Casa della Pace perché nel sito che fisicamente ora occupa è prevista la localizzazione di un book shop (o simili) del museo! Dove tra l’altro pare non ci siano neanche più i soldi per pagare le bravissime guide locali. Sic! Ma non ci vogliamo dilungare su questo aspetto, infatti il prossimo bestiario farà il punto sulla questione centrale, anche dal punto di vista culturale, degli spazi sociali a Rimini.
Manca inoltre nel documento un’analisi seria delle potenzialità del lavoro creativo (leggi anche culturale) riminese. Certo favorire l’impresa più meritevole nel settore è fondamentale ma allo stesso modo a Rimini non si può prescindere dal tutelare, proteggere e favorire la formazione e la qualità del lavoro del loisir, in modo che sia l’intero sistema economico a giovarne. Le condizioni di precarietà e sfruttamento in cui versa una grossa fetta del settore è inaccettabile e va denunciata. Inoltre, a riguardo, noi di fare comune proponiamo che la parte di lungomare che sarà liberata dal traffico e che rientrerà nel progetto di riqualificazione della spiaggia sia destinata a progetti dell’imprenditoria giovanile. Progetti che dovranno essere selezionati e sostenuti attraverso forme creditizie agevolate, via bando pubblico, sulla base di criteri di sostenibilità ambientale, originalità del servizio, e potenzialità lavorativa ed economica, anche in senso redistributivo.
Finisco a partire da qui, commentando un passaggio assai significativo, da un punto di vista della scelta lessicale, della parte finale del documento. Si parla qui di inoculare a Rimini il virus della vivacità. Caro Andrea & Co., la vivacità non si inocula... (il cui significato etimologico è: introdurre artificialmente), non è un prodotto amministrativo e profilattico, essa si genera in virtù della condizioni di possibilità e libertà che un territorio ha di strappare risorse alla rendita privatistica e speculativa per metterle in comune. Questo il punto da cui partire. Il resto altrimenti è, a mio modesto avviso, solo aria fritta.
Federico Chicchi
(candidato Fare comune)
giovedì 28 aprile 2011
CIE in Basilicata
Invitiamo tutti a mobilitarsi contro questo luogo di detenzione e
lanciamo un appello alle realtà sul territorio per la costruzione di
una assemblea dove decidere ulteriori azioni.
In allegato il comuncato.
A questo link potete firmare la petizione on line:
http://www.petizionionline.it/
Antirazziste/i lucani